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sono le canzoni presenti sul blog

My little world.... Rock 'n Roll ....

Keep on rockin' in the free world!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Updated 1/4/2007
Updated 2/20/2007
Updated 8/25/2006
Updated 8/6/2006
Updated 8/6/2006
Updated 1/2/2007
Updated 7/8/2006
September 12

Riflessione

"E' meglio scegliere dall' inizio chi sta veramente con  te ,se per sovvertire questo stato di cose ti vanno bene anche individui  a cui sputeresti  in faccia non puoi venirmi a dire è colpa vostra,siamo divisi, troppi stronzi qui fra noi e tu lo sai, isolarsi può aiutare a far scoprire gli infami  in mezzo a noi, c' è quakcuno sempre pronto  a essere solidale tra le tue revendicazioni, poi un giorno scopri che è diventato peggio degli altri , lo vedi accettare  quel  che ha negato in precedenza...."
 
 
j.f.u.d.g
August 25

Radio freccia

 

"Radio Freccia"...un film di

Luciano Ligabue

RADIO FRECCIA" è una storia di amicizia. Anzi, è a storia dell'amicizia di un gruppo di ragazzi di provincia con Freccia. Cioè con il più spaccone e strafottente, il più libero, il più coraggioso e leale del borgo. E l'ammirazione è il sentimento che ispira l'amicizia di Bruno, Tito, Iena e Boris. L'ambiente è quello della provincia degli anni settanta, anni cruciali in cui la realtà rurale secolare cedeva definitivamente il passo alla modernizzazione. Anni in cui bastava un trasmettitore da 5 watt per aprire una radio "libera", anni in cui si cominciavano a sentire gli effetti della "rivoluzione sessuale" anche in provincia, ma anche gli anni dell'eroina, della droga come fenomeno di massa. Così è Bruno che, a dispetto dello scetticismo generale, apre Radio Raptus, cioè la soffitta di casa sua con un trasmettitore da 5 watt, un giradischi con i suoi dischi, e la sua voce dentro. E la radio diventa la seconda casa (la prima è il Bar Laika) di tutti e cinque. Al punto che quando Freccia, in seguito ad una lite furiosa con l'arrogante amante della madre, è costretto ad abbandonare la casa dov'era nato (nella quale non tornerà mai più), si trasferisce nella soffitta di Bruno. Poi c'è il bar, la loro prima casa, retaggio eterno della vita di paese. E dentro al bar c'è Adolfo, cioè il barista, cioè un cinquantenne con la battuta al veleno, cioè uno che non guarda in faccia a nessuno (anche se sei Freccia) e che se fai una cazzata te lo dice senza tanti complimenti. Ma anche uno che ti sa capire, che non ti giudica. Meglio di un padre, meglio di una madre, soprattutto se sei Freccia. Così la vita scorre, con i ragazzi che fanno gli operai (solo Bruno studia), vanno in discoteca il sabato sera o girano la provincia alla ricerca del segnale di Radio Raptur. La vita scorre, ma non tranquilla. Freccia conosce una ragazza di città, una tossica. Con lei comincia a farsi. Con lei compie il doloroso percorso di ogni tossico. Un percorso dal quale porta all'isolamento. Ma non alla fine. Almeno se sei Freccia. Con dolore e fatica, Freccia, torna alla vita e agli amici, alla radio e al bar. E poi arriva anche l'amore. Che all'inizio è bellissimo e non sembra neanche vero. Che poi invece diventa veleno perché lei ti lascia e te ricominci a farti, e ti fai così tanto che ti trovano morto in fosso. E rimane solo Bruno davanti al microfono della vostra radio a ricordarti, te e gli altri, perché questa radio, da allora, si chiama Radiofreccia e perché chiude proprio oggi che compie diciott'anni. Ed è un giorno come un altro dell'anno 1993.

Discorso Freccia(ivan Benassi)

" Anch'io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono del campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi. Credo che un'Inter come quella di Corso Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua: e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche dio. Credo che se prima o poi avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò il culo come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bèh, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese di ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx... Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete di ricaricare le vostre scorte con questo..."